Go plastic (2001)

Comprai Go plastic dopo l’ottima impressione che mi fece Music is rotted one note e lo tenni senza ascoltarlo in un angolo di casa, per qualche mese. Sentivo che per apprezzarlo per bene, avrei dovuto ascoltarlo in condizioni del tutto particolari e infatti, quando finalmente il santo giorno arrivò, l’esperienza fu tale da elevare il sentimento nutrito per TJ da semplice infatuazione a vera e propria adorazione mistica.

Un disco secondo me assolutamente UNICO non solo tra i lavori di TJ ma anche tra tutti gli altri artisti elettronici che ho avuto occasione di ascoltare. Un disco d’avanguardia, al di là del periodo in cui è stato pubblicato: certo, dischi come Feed me weird things sono ottimi lavori, visti soprattutto i tempi in cui sono stati prodotti (parliamo del lontano 1996, quando la jungle non era proprio così diffusa), ma Go Plastic è un caso assolutamente unico, soprattutto per l’impostazione di base.

Un orecchio non educato, o meglio non pronto/disposto a qualcosa di così innovativo e sperimentale, cioè al pensiero made-in-SP più puro, ne deriva un accozzaglia di rumori senza senso; ma se si ha la perseveranza di qualche centinaia di ascolti (requisito costante nei lavori di TJ) ci si rende conto proprio dell’esatto opposto: tutto è strutturato con una precisione quasi aberrante, quello che prima sembrava un semplice mucchio di frastuoni è un capolavoro di ingegno quasi maniacale, certo poco MELODICO in senso tradizionale, ma puramente INTELLETTUALE, dove tutti i più minimi dettagli sonori posizionati esattamente in un determinato momento.

Controllo completo del marasma sonoro, una specie di tempesta forza 999 chiusa in un barattolo.

Un esperienza imperdibile ed irripetibile, per il sottoscritto più di qualsiasi altro disco tra tutti quelli prodotti dal sommo.

About luca

Luca segue tenacemente Tom Jenkinson fin dal 1998, anno in cui per caso alla radio qualche intrepido DJ passò qualche brano di quel capolavoro di Music is rotted one note.