d’Demonstrator (2010)

d'Demonstrator

d’Demonstrator è il disco pubblicato a fine ottobre 2010.

Come da tradizione, prima dell’ascolto, ho azzardato qualche previsione: avrà continuato con lo stile “scantinato” di Just a souvenir? o forse sarà tornato ai ritmi acid di Selection sixteen? figuriamoci: neanche il tempo di una brevissima apertura che ogni ipotesi si sfalda sotto il peso di una base pop-electro dal sapore di retrocomputing.

La psicotanatologia, disciplina che studia la sofferenza psichica a fronte di eventi traumatici, distingue cinque fasi:

Il diniego: ma daaaai! Tom che mi costruisce un disco intero ripassato al vocoder?

La rabbia: AAARRGHH! PERCHE’ NESSUNO MI HA AVVISATO CHE STAVA COLLABORANDO CON CHER?!?

La depressione: Cher. SquarepuCher. Non ci posso pensare.

Il patteggiamento: ok, “Abstract Lover” (traccia 6) ed “Endless Night” (traccia 7) non sono poi così male… riecco il vocoder… desolante… voglio reagire… poi il crudo “Maximum Planck” (l’ultimo pezzo, traccia 9) ci mette una pezza… ok, qualcosa si salva.

L’accettazione: è evidente che si tratta di un lavoro che non ho digerito. Però sento di dover concedere a questo ennesimo lavoro qualche ipotesi, se non altro per cercare di capire le reali intenzioni dietro a questi esiti: che abbia voluto provare a sovvertire il rapporto solipsistico uomo-macchina da cui forse si sentiva troppo dipendente, in una sorta di perverso tentativo di autoesorcismo da compiersi creando un sound totalmente nuovo? in altre parole, abbandonare il suo stile più classico ed affermato, spersonalizzandosi fino al punto in cui non sia più l’uomo a suonare la macchina, ma la macchina a suonare l’uomo – come d’altronde nel video di “Cryptic Motion“, popolato di misteriosi soggetti con facce di led canticchianti ritornelli metallico-robotici?

Comunque stiano le cose, non sono riuscito a convincermi della bontà dei risultati – almeno non sul piano puramente artistico: la resa sonora e l’esecuzione tecnica sono come sempre di ottimo livello (vorrà dire comunque qualcosa pubblicare su Warp?) ma, da un punto di vista più generale, Tom mi ha abituato (e viziato) a ben altri esiti.

Non resta che vedere cosa potrà venir fuori in live performing da tutto questo, visto e considerato quanto dichiarato in una recente intervista dallo stesso TJ.

Nell’attesa, lottando contro me stesso sperticandomi in questa sorta di elaborazione cervellotica, auguro comunque  lunga vita a TJ che, pur se inciampando qua e là lungo il percorso, resta uno dei pochi artisti a cui la passione per l’esplorazione artistica sembra non passare mai, a differenza di altri cosiddetti artisti seduti sul loro stile da decenni.

About luca

Luca segue tenacemente Tom Jenkinson fin dal 1998, anno in cui per caso alla radio qualche intrepido DJ passò qualche brano di quel capolavoro di Music is rotted one note.